La diagnostica artistica per la lotta alla contraffazione

La diagnostica artistica per la lotta alla contraffazione

Sono anni che in tutta Italia si organizzano tavole rotonde e incontri sulla contraffazione delle opere d’arte in cui convengono specialisti per confrontarsi sul tema dei ‘falsi’. La diagnostica applicata ai beni artistici è stata sino ora l’unica  soluzione al problema: l’unione tra diversi campi complementari garantisce la possibilità di dare una soluzione al problema.

Ci scontriamo oggi con un’allarmante diffusione dell’attività di falsificazione dei beni culturali (per un valore di 167 milioni di euro nel solo 2017), complice il facile reperimento e smercio online, ma anche una scarsa educazione alla cultura della legalità, alla conoscenza del valore, della complessità dell’unicità dell’arte e del contesto che l’ha prodotta. 

Per riprodurre un dipinto dell’800 servono un supporto e magari una cornice di quel periodo, rifare un quadro dei giorni nostri è molto più semplice data la facile reperibilità dei materiali costituenti.  Gli esponenti della “scuola romana” come Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano ma anche Carrà, Balla, Sironi, Boetti e grandissimi come Picasso e Modigliani sono tra gli artisti più “imitati” e quindi sottoposti alla diagnostica artistica.

il caso dei 21 falsi del grande artista livornese esposti in mostra a Palazzo ducale a Genova nella primavera del 2017 è finito sulle prime pagine di tutti i giornali.

Proprio in questa occasione l’analisi dei pigmenti, dei disegni preparatori, dei supporti e in ultimo, ma non in modo vincolante, delle cornici hanno fornito un solido supporto alle tesi di numerosi storici dell’arte, conoscitori della biografia e dell’archivio di Modigliani, che già avevano dubitato di una produzione artistica così copiosa. 

Alcune indagini come la radiografia ai raggi X sono, ad esempio, in grado di rivelarci la materia originale celata sotto le ridipinture. Con una radiografia i falsi spesso risultano piuttosto trasparenti ed uniformi, essendovi, da parte del falsario, unicamente la preoccupazione di imitare la superficie visibile del dipinto. 

Molte opere false sono state smascherate attraverso l’analisi chimica del colore, cioè identificando pigmenti ancora sconosciuti al tempo in cui il dipinto dovrebbe essere stato prodotto. Né il bianco di titanio né il bianco di zinco possono, ad esempio, essere stati utilizzati da un pittore del Settecento, in quanto i due pigmenti sono stati disponibili dal 1920 il primo e dalla fine dell’Ottocento il secondo. 

I supporti in tela sono più difficili da valutare: anche se è teoricamente possibile datare una tela dalla sua specifica tessitura, in pratica mancano riferimenti sicuri e rimane la sola certezza per le tele pre-trattate, in uso dalla fine del Settecento. Molta attenzione dovrà essere messa all’inchiodatura perimetrale ed al telaio originale nei rari casi in cui si siano mantenuti. I segni lasciati da questi lungo i margini della tela non devono essere sottovalutati poiché difficilmente riproducibili. 

Per i supporti in legno di quercia utilizzati dagli antichi maestri fiamminghi, esiste un esame, la dendrocronologia, che permette di datare l’anno di esecuzione del dipinto comparandolo con l’anno di abbattimento della pianta attraverso lo studio della forma degli anelli di accrescimento.

Ma ci vuole cautela e necessita confrontare i risultati derivanti da   metodologie diagnostiche diverse perché, ad esempio, potrebbe essere possibile che al dipinto sia stato sostituito il vecchio supporto lesionato con un’operazione di strappo oppure che il falsario abbia riutilizzato un vecchio supporto e ci si trovi nella condizione opposta. 

La riflettografia infrarossa viene in soccorso per lo studio delle caratteristiche pittoriche nella profondità della struttura del dipinto perché permette di vedere il disegno preparatorio. 

La macrofotografia aiuta a risolvere aspetti di sicuro carattere fraudolento, come nel caso di craquelure di invecchiamento interrotte in corrispondenza della pittura con cui è stata eseguita la firma, o altre anomalie della craquelure, elemento tipico di ogni antico dipinto che non si dovrà mai trascurare.

Un’altra tecnica di laboratorio utilizzata per avere informazioni sulla datazione di un dipinto è l’esame della fluorescenza ultravioletta. Con la lampada di Wood si noterà che la pittura in luogo di rifacimenti, ritocchi non coevi avrà una luminosità differente: i colori originali nel tempo risulteranno ingialliti.

Questo fenomeno varia in base al materiale utilizzato in origine, alla natura degli strati sovrapposti nel tempo e alle condizioni di conservazione perciò va affiancato ad altri esami.

Esistono infine tecniche estremamente complesse e sofisticate che consentono di stabilire l’età dei materiali come la spettrometria di massa. Per la determinazione dell’età di un dipinto ad olio si studia il rapporto dei differenti isotopi che può variare in funzione del tempo e dell’origine geografica. La complessità dell’analisi e l’alto costo delle apparecchiature limitano comunque notevolmente l’impiego della spettrometria di massa nel campo della diagnostica artistica dell’arte.

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