Street art e diritto d’autore: il caso di Banksy

Street art e diritto d’autore: il caso di Banksy

Banksy, oltre ad essere uno degli street artist più famosi al mondo, è anche il protagonista di alcune controversie sul tema del legame tra street art e diritto d’autore. La vertenza più famosa riguarda la mostra “The art of Banksy. A visual protest, che si è tenuta nel 2019 al Mudec di Milano. La società che ha organizzato la mostra, 24 Ore Cultura S.r.l., è stata accusata di aver utilizzato in modo non autorizzato il nome Banksy a fini commerciali e si è difesa sostenendo che dietro l’attività di street art si cela sempre una naturale rinuncia al diritto d’autore, in quando l’artista per primo esibisce le sue opere in luoghi pubblici.
L’argomentazione può essere discutibile, tanto è vero che molti street artist sono ricorsi ai tribunali proprio per difendere i propri diritti.

A pochi mesi di distanza dalla realizzazione di Game Changer, ultima creazione a tema Covid-19 del famosissimo artista britannico – uno dei pochi a riuscire a mantenere negli anni nascosta la sua identità – , il Palazzo Diamanti di Ferrara ospita una mostra intitolata “Un artista chiamato Banksy“. Anche per questo allestimento è specificato che “L’artista conosciuto come Banksy non è in alcun modo coinvolto in questa mostra. Il materiale per questa esposizione proviene interamente da collezioni private. Per quanto riguarda l’artista, il suo ufficio è stato informato.”

La causa contro il Mudec

La Pest Control Office Ltd, incaricata dal misterioso writer anglosassone di gestire e tutelare i suoi diritti d’autore, ha promosso una causa contro il Mudec di Milano per aver utilizzato il nome “Banksy” senza autorizzazione. Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 15 gennaio 2019, ha ritenuto lecito l’utilizzo da parte degli organizzatori della mostra del nome “Banksy”. Nel documento si legge che “l’evidenziazione del nome dell’artista cui la mostra è dedicata è pratica del tutto normale nel settore e connaturata ad evidenziare lo stesso contenuto dell’esposizione”. E questo vale anche per il materiale promozionale della mostra, che esibiva immagini delle opere di Banksy. Ciò che il tribunale ha ritenuto illecito è l’utilizzo delle stesse immagini e del marchio Banksy sul materiale di merchandising, vietandone la vendita.

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Street art e diritto d’autore

Questo caso costituisce uno delle prime pronunce da parte di un Tribunale sulle peculiari problematiche che legano street art e diritto d’autore. Su questo tema il Tribunale di Milano si è espresso sottolineando  come la street art sia “caratterizzata dalla realizzazione in luogo pubblico di un’opera”, il che implica una “libera esposizione della stessa” e conseguente “rinuncia delle prerogative proprie della tutela autoriale”. Inoltre, la “natura effimera dell’opera stessa” la pone in “un contesto ideologico di diretta contestazione del diritto d’autore e/o dei circuiti commerciali propri di tale settore”.

La street art nasce come opera pubblica, ma le creazioni che sono esibite all’interno di queste mostre appartengono a privati. Per un falsario esperto alcuni pezzi sono potenzialmente semplici da riprodurre (i materiali sono quasi totalmente contemporanei), si possono facilmente inserire nel mercato e godono di un grande valore economico. Per questo motivo è importante che chi espone questi beni possa tutelarsi assicurandosi che l’opera non venga contraffatta. DNArt nasce proprio dall’esigenza di proteggere e valorizzare le opere di collezioni (sia pubbliche che private) offrendo un innovativo sistema di anticontraffazione basato sul DNA, applicabile su qualsiasi tipologia di opera d’arte perché basato su tecniche compatibili con la produzione, la conservazione e il restauro dei beni artistici.

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